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Antibioticoresistenza, in Italia primato negativo: diecimila morti l’anno

Un primato di cui non si può essere affatto fieri. Con 10mila morti registrati nel 2017, l’Italia è il Paese in cui si registra il maggior numero di decessi causati da resistenza agli antibiotici.

Il dato – diffuso dall’Organizzazione mondiale della sanità - è stato analizzato durante i lavori dell’ultimo Congresso internazionale Amit (Argomenti di Malattie Infettive e Tropicali), di scena a Milano.

Nei Paesi dell’Unione europea le infezioni antibiotico-resistenti documentate superano i 670mila casi. Mentre le morti superano quota 33mila. Le vittime principali: i bambini (nei premi mesi di vita) e gli anziani.

Ma quali sono le cause? E perché in Italia si registra un numero così elevato di casi?

Massimo Galli, presidente della Simit (Società italiana di malattie infettive e tropicali) un’idea se l’è fatta: “Una delle possibili spiegazioni - spiega Massimo Galli in un’intervista riportata da “doctor33.it” - è l'insufficiente cultura nell'utilizzo dell'antibiotici, a cui si dovrebbe ricorrere quando necessario e non come "coperta di Linus" in qualsiasi situazione.

Un'altra ragione deriva da una non sufficiente organizzazione dell'utilizzo degli antibiotici nel setting ospedaliero, dove una scelta mirata e accurata, in mano possibilmente esperta, diventa un fattore fondamentale per evitare questo tipo di problematica.

Infine, l'Italia è stata più di altri Paesi vittima dell'ampia disponibilità di antibiotici e del conseguente abbondante utilizzo; tipi di antibiotici la cui efficacia avrebbe dovuto essere preservata sono state completamente disponibili nell'intero sistema sanitario e questo non è accaduto allo stesso modo in altri Paesi.

È triste riconoscere che fenomeni restrittivi nell'utilizzo degli antibiotici possano aver avuto un effetto limitativo nell'emergenza delle resistenze. In altre parole, noi abbiamo curato molto e a volte – ha concluso Galli - con qualche utilizzo di troppo o non del tutto appropriato”.

Ma il consumo eccessivo da parte degli uomini non è l’unica causa. Anche l’uso di tali farmaci negli allevamenti di animali a carattere intensivo gioca un ruolo importante.

Un problema, questo, che abbraccia tutto il mondo, non solo i Paesi industrializzati. In parole povere dagli allevamenti fuoriescono, attraverso i materiali reflui, numerosi ceppi resistenti a determinati antibiotici. In altre parole alcuni farmaci utili all’uomo sono diventati inefficaci.