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Manifesto professioni sanitarie e sociali: no al regionalismo differenziato, sì a una sanità uguale per tutti

Un secco e convinto “no” al regionalismo differenziato. Solo il regionalismo solidale dà un senso agli articoli 3 (uguaglianza dei cittadini) e 119 (solidarietà tra regioni) della Costituzione: il Servizio sanitario nazionale deve essere unitario, solidale e universale.

Questo, in estrema sintesi, il senso del Manifesto approvato durante la prima assemblea nazionale delle professioni sanitarie e sociali.

Una giornata molto importante, quella di scena a Roma sabato 23 febbraio. Per la prima volta, infatti, i rappresentanti di 31 ordini professionali si sono riuniti per formulare precise richieste al Governo, al Parlamento e alle Regioni.

Presente all’incontro di scena al Teatro Argentina anche l’Ordine dei medici di Isernia, rappresentato dal presidente Fernando Crudele.

"Le autonomie locali – si legge nel manifesto - devono essere uno strumento che facilita l'erogazione dell'assistenza e non un ostacolo per l'universalità e l'equità del Servizio sanitario nazionale".

Per raggiungere l’obiettivo si chiede una maggiore collaborazione tra professioni sanitarie e sociali e i loro enti di riferimento. Solo così – è stato detto durante i lavori dell’assemblea – possono essere garantiti in concreto e uniformemente i diritti sanciti dalla Costituzione.

"Il Governo deve porre al centro dell'agenda politica il tema della tutela e unitarietà del Servizio sanitario nazionale - hanno detto i presidenti di 10 Federazioni e di 31 professioni presenti nella Capitale - e sollecitare le Regioni al rispetto dell'art. 2 della Costituzione che ricorda alle Istituzioni i doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale su cui deve fondarsi la vita del Paese, dell'art. 3 (eguaglianza dei cittadini) e dell'art. 32 della Costituzione (tutela della Salute)''.

Insomma: per i rappresentati delle professioni sanitarie e sociali bisogna assolutamente avere come punto di riferimento i principi cardine della legge fondamentale dello Stato - uguaglianza, solidarietà, universalismo ed equità – per garantire un Servizio sanitario efficiente e che abbracci l’intero territorio nazionale.

Al tempo stesso si chiede un'analisi dei rischi/benefici da chi propone l’autonomia differenziata dalle Regioni. In altre parole si vuole sapere quale impatto avrà sulla finanza pubblica e sulla tenuta di tutti i servizi sanitari regionali.

Chieste inoltre iniziative per determinare l’effettivo fabbisogno regionale, tenendo conto anche delle carenze infrastrutturali, delle condizioni geomorfologiche e demografiche. Oltre che delle condizioni di povertà sociale.

Un aspetto, questo, che fotografa in pieno la provincia di Isernia, una realtà essenzialmente montuosa, fatta di tanti piccoli paesi con pochi abitanti e caratterizzato da strade dissestate o comunque tutt’altro che agevoli da percorrere.

Nel manifesto viene sottolineata la necessità di superare le differenze che caratterizzano i diversi sistemi regionali.

In tal senso è stata proposta l’elaborazione e lo sviluppo di un Piano nazionale di azione per il contrasto alle diseguaglianze per scongiurare il rischio che sia pregiudicato il carattere nazionale del servizio sanitario.

In definitiva l’assemblea delle professioni sanitarie e sociali chiede l’attivazione di un tavolo di lavoro permanente che consenta un confronto costante politiche sanitarie e che coinvolga anche i cittadini.

Oltre alla sottoscrizione e l'attivazione in tutte le Regioni dei recenti protocolli voluti dalle Regioni per instaurare un rapporto diretto con i professionisti sanitari e sociali, al fine di assicurare un servizio sanitario che sia davvero universalistico e omogeneo.