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“Rivoluzione” al Pronto soccorso: come cambiano i codici alla luce delle nuove linee guida

Individuare le priorità di accesso alle cure. Ridurre i tempi di attesa dei ricoveri, evitando al tempo stesso quelli inappropriati.

Questo, a grandi linee, il senso dell’accordo tra Stato e Regioni relativo alla gestione dei Pronto Soccorso.

Le nuove linee guida, in sostanza, cambiano i codici del servizio d’emergenza. Ma anche le modalità d’intervento.

Tra gli obiettivi, anche quello di aumentare la sicurezza delle dimissioni. Ma ciò che salta subito all’occhio – visto i tempi che corrono – è la volontà di far sì che i ricoveri avvengano entro 8 ore dalla presa in carico del paziente.

Per la provincia di Isernia, ma non solo, sarebbe una svolta: da anni ormai, numerosi pazienti restano per giorni “parcheggiati” al pronto soccorso del Veneziale in attesa che si liberi un posto letto.

Ma come cambiano i codici del pronto soccorso? Il modello scaturito dalla Conferenza Stato-Regioni prevede 5 codici numerici di priorità.

Il numero 1 – corrispondente al colore rosso – indica un'emergenza che necessita di accesso immediato.

Il numero 2 - colore arancione – si riferisce a un'urgenza che prevede un accesso entro 15 minuti.

Il numero 3 - colore azzurro – tratta le urgenze differibili con accesso entro un’ora.

Il numero 4 - colore verde – è un’urgenza minore; l’accesso è previsto entro 2 ore.

Il numero 5 – colore bianco – si riferisce ai casi non urgenti, quindi l’accesso può avvenire entro 4 ore.

L’adeguamento della codifica avverrà progressivamente, entro 18 mesi dalla pubblicazione del documento.

L’intesa prevede anche una diversa organizzazione  e gestione degli spazi del pronto soccorso. L’idea è quella di dare maggiore attenzione al paziente, “umanizzando” così le cure.

Ma anche e soprattutto di dargli soluzioni in tempi brevi, possibilmente senza dover cioè ricorrere al ricovero in ospedale.

“I cambiamenti intervenuti in ambito sanitario negli ultimi anni – si legge nel documento - hanno portato alla ridefinizione del ruolo della medicina d'emergenza-urgenza e alla rivalutazione delle strutture di pronto soccorso, intese non più come luogo di 'transito', ma come luogo di diagnosi e cura".

Tutto questo è possibile chiamando in causa l'Obi, l’Osservazione breve intensiva. Dovrà svolgere tre funzioni: osservazione clinica, terapia a breve termine e possibilità di approfondimento diagnostico.

Per farlo, però, occorre che l’Obi abbia una dotazione organica adeguata. E che sia vicinissima al pronto soccorso.

Si riuscirà a passare dalle buone intenzioni ai fatti?

Si vedrà, per ora si prende atto di una novità che, secondo gli esperti del ministero della Salute, dovrebbe determinare un “miglioramento dell'appropriatezza dei ricoveri e una maggiore sicurezza nelle dimissioni dal pronto soccorso".

Alla luce delle nuove linee guida, l’iter di accesso al pronto soccorso prevede “l’accoglienza della persona da assistere, la valutazione di triage, la sua presa in carico e la gestione dell'eventuale attesa; continua con le successive fasi di visita medica ed inizio del percorso diagnostico terapeutico di pronto soccorso, fino a uno dei possibili esiti: destinazione in Obi, ricovero in reparto, trasferimento in una struttura per acuti, dimissioni con affidamento in strutture territoriali".

Tra i risultati attesi anche un migliore gestione del rapporto tra familiari dei pazienti e operatori del pronto soccorso. È infatti prevista anche la presenza di un referente per la gestione dei conflitti.

Si punta inoltre a creare la figura dell'assistente di sala attesa, da individuare nell’ambito delle associazioni di volontariato accreditate.